STEMMA DELLA SERENISSIMA 1860

CON DENTRO I POSSEDIMENTI

Alto in centro

Corno del Doge 

Sotto la
corona de la Doga o Dogaresa.

Ven zo el mantel de ermelin, con  drento pel fata a forma dogale. che ciapa drento el grande scudo  diviso in sedese scudi e in primo piano altri zinque con in mezo el leon de San Marco d’oro , simbolo della dominante 

 

 

Republica de mar

 

Morea ( Grecia )

El secondo scudo a destra  el regno federà de la  diviso in quatro, con desora na corona d’oro. 

Isole Dalmate 

a scacchi in sedese d’argento e roso scuro (vermiglio) , 

Isole Croazia 

con tri feri neri de caval , Isole  Rascia (ragusa) con leon roso scuro (vermiglio)  armà de azuro ,  Morea.

 

El terzo scudo in mezo in alto diviso in quatro   
primo quarto Isola Cipro 
con na croce forte asè d’oro  con altre quatro picole intorno.
secondo quarto Gerusaleme 

un leon rosso scuro (vermiglio)  con le zate alte, che carica coronà d’oro, fasà de argento e azuro

terzo quarto Isola Cipro  
leon roso scuto (vermiglio)
ultimo quarto  Armenia 
con un leon Rosso  su fondo d’argento , par la casa Lusitani.
 
 A zanca diviso in du sora e soto. Sora  Regno federà  de
Isola de Candia 

desora na coron , con un’aquila  nera che vola  e che beca, e con le zate d’oro  che ten un el fulmine  d’oro  che allude al labirinto  e a Giove che l’è nato li. de soto el minotauro d’oro armà de porpora con la testa azzurra.

 
Istria Marchesato 
soto con corona. Fondo azuro con na cavara d’oro  ,incoronà  e con le zate  de porpora .

REPUBLICA DE TERA

 
1°  Friuli 
con Aquila d’Oro  con le zate e el beco roso su Banda azura incoronà.
 
2° Padoa 
Croce rosa su banda d’argento.
 
3° Treviso 
Croce argento  su banda roso scuro (vermiglia), con do stele de sora del steso color dela croce;
 
4° Belun 
Croce d’oro  su sfondo azuro. par sora du draghi.
 
5° Verona 
croce d’oro su sfondo azuro.
 
6° Bresia
Leon rampante con le zate  rosse scuro (vermiglio)  su fodo d’argento.
 
7° Vicenza 
Croce d’argento su sfondo rosso scuro (vermeglio)
 
8° Feltre 
Tore merlà d’argento  con sora do torete pieghè  anca lori d’argento  con feritoie e porte smaltè de nero, su sfondo roso scuro (vermiglio)
 
9° Bergamo 
in do parte una d’oro e una roso scuro (vermiglio)
 
10° Crema 
Diviso in du sora roso scuro (vermiglio) soto d’argento.
 
11° Isola Corfù le Isole spampinè 
 Sparse Sparte  
con la nave dei Argonauti d’Oro e de  Legnago porto   su fondo azuro.
 
12° Isola Zante (Zacinto) 
con un fior de giacinto d’argento su fondo azuro.
 
13° Isole Adria 
Porta maestra fata de matoni , con sora tre tor coi merli  , quela in mezo piasè granda,  fondo azuro comn la ponta verda.
 
14° Isole Polesine 
Leon de San Marco de sora a na Porta maestra fata de matoni  e do finestrine ,con do tor d’oro.
 
15° Isola Cefalonia 
croce rosa scora (vermiglia) su fondo d’argento.
 
16° Isole Cherso Ossero
Caval rampante d’argento e con le onge nere, su sfondo verde.
 Il grande scudo è diviso da tre linee verticali , ed altrettante linee trasversali che lo dividono in faccia, da formare sedici riquadri, o membri, con sei minori scudi coronati e disposti a due a due lungo i tratti notati. Il primo scudo, nel centro, o dominante, è tutto d’oro, ed è quello della Repubblica sovrana, occupato dal leone di S. Marco, sormontato dal corno ducale.
Il secondo scudo, al fianco destro della faccia superiormente, è quello del regno della Morea. – Sormontato di corona d’oro, reca in campo azzurro una croce pur d’oro, ed è l’attuale adottato dal nuovo regno di Grecia.
Il terzo scudo, al manco lato superiormente, appartiene al regno di Cipro. È desso coronato ed inquartato. Nel primo punto d’argento reca una croce di potenza, d’oro, accompagnata da altre quattro croci simili, pur d’oro; per Gerusalemme: nel secondo punto, fasciato d’argento ed azzurro, d’otto pezze caricate d’un leone vermiglio armato e coronato d’oro; per Cipro: nel terzo punto, d’oro, con un leone vermiglio; per il regno d’Armenia: nel quarto, d’argento, con un leone rosso; per la casa de’ Lusignani, che tenne, fino al suo estinguersi, quello scettro.
Il quarto scudo di sotto coronato, al fianco destro della faccia, spetta al regno di Candia. – Esso è vermiglio, con un Minotauro d’oro armato di porpora, col capo azzurro, caricato d’un’aquila nera, in volo, beccata, ed armata d’oro, la quale tiene negli artigli un fulmine pur d’oro; quello allusivo al labirinto di Creta, e questa a Giove ivi nato, secondo i miti.
Il quarto scudo pur coronato, di sotto al fianco sinistro, è relativo al regno di Dalmazia e di Albania. – Quadripartito, ha nel primo punto, o membro vermiglio, tre teste di leone riguardanti, in oro; per la Dalmazia: il secondo scaccato in sedici punti d’argento e di vermiglio; per la croazia: il terzo d’oro, con tre ferri neri di cavallo; per la Rescia: il quarto, pur d’oro con un leone vermiglio linguato ed armato d’azzurro; per l’Albania.
Il quinto scudo, al basso della faccia cinto di corona marchionale, divisa il regno, o marchesato dell’Istria. – È azzurro con una capra d’oro passante, coronata e membrata di porpora, antica insegna di quella provincia, come risulta da parecchi nummi.

Le annessioni alla republica de tera con le date.

  • Motta di Livenza, nel 1289
  • Motta di Livenza nel 1291 viene nominata “Figlia primogenita della Serenissima”. Nel 1511 “Figlia prediletta della Serenissima Repubblica”. La sua storia è legata alla storia di Venezia. Trovandosi lungo la Postumia, un’antica arteria dell’Impero Romano, a pochi chilometri da Concordia Sagittaria e Oderzo, due città d’epoca romana, fu luogo di transito e poi terra di feudi e diocesi. La Curte in Laurentiaca citata nel 762 dai figli del duca Pietro del Friuli, oggi chiamata Lorenzaga e frazione di Motta, ne testimonia l’origine a sinistra del Livenza. Con buona probabilità è questa la ragione che nei documenti antichi spesso Motta viene localizzata in terra Friulana essendone il Livenza il fiume che da sempre determina il confine delle due Regioni.Il nome Lorenzaga deriva dai possedimenti di un colono romano Laurentus o Laurentius, un prediale (luogo geografico che prende il nome da un possessore) appartenente alla diocesi di Concordia e al patriarcato di Aquileia.Il primo insediamento sulla riva destra del Livenza e in prossimità della confluenza del suo affluente, il fiume Monticano, fu un Castello dei Da Camino (1300). Marin Sanudo il giovane (1466-1536) diarista così la descrisse: “…due fiumi che qui s’accompagnano e bagnano la Rocca”. Poi antistante all’antico Castello si sviluppò il Porto della Mota, dove le merci dei Veneziani dall’Oriente sbarcavano per proseguire via terra in Europa. Ma è dal Quattrocento che diviene luogo importante per Venezia e che diede i natali a grandi personaggi in campi diversi.
  • Treviso, nel 1339
  • Finalmente sotto Venezia, Treviso poté godere di un lungo periodo di stabilità e relativo benessere, salvo la parentesi della Guerra della Lega di Cambrai, che vide la costruzione delle attuali fortificazioni (1509), e l’assedio imperiale e francese, tolto nel 1511[17].
  • Vicenza, il 28 aprile 1404
  • Dal 1404 al 1797, donando nel 1414 le chiavi della città a Venezia (come fecero altre città venete e lombarde) entrò a far parte della Repubblica Serenissima Veneta con la sua capitale o dominante Venezia. Seguirono quattro secoli di pace e benessere, in cui le arti raggiunsero livelli eccelsi e l’economia prosperò[18]. Il 12 giugno 1486 gli ebrei furono espulsi da Vicenza e, per sopperire alle richieste di prestiti di denaro, fu istituito contemporaneamente il Monte di Pietà.
  • Cologna Veneta, il 7 maggio 1404
  • Nel 1406 il doge di Venezia Michele Steno decretò l’aggregazione di Cologna al Sestiere Dorsoduro di Venezia, per porre fine alle sanguinose contese tra le Signorie locali. Cologna rimase veneziana fino alla caduta della Serenissima (1797).
  • Belluno, il 18 maggio 1404
  • Belluno si diede al dominio della Repubblica di Venezia in modo spontaneo nel 1404 a causa del vuoto politico venutosi a creare in tutta la provincia e l’impossibilità per le città bellunesi di creare un’autonomia politica che tenesse conto di tutte le esigenze interne e di politica estera. Inizio così la pace più lunga e duratura di sempre, interrotta in sole due occasioni, tra il 1411 e il 1420, quando venne dominata dalle truppe di Sigismondo, venuto in Italia per una campagna contro la Repubblica di Venezia, e tra il 1509 e il 1511, quando l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo assediò la città durante la Lega di Cambrai.
  • Bassano, il 10 giugno 1404
  • Venezia giunse a Bassano il 10 giugno 1404, senza alterare statuti e consuetudini del comune, dandole il governo di un podestà e un capitano scelto dal Senato tra i patrizi veneziani. Il Territorio bassanesecomprendeva allora Pove del GrappaCassola e Rossano Veneto a est, Tezze sul Brenta a sud e Primolano a nord, mentre a ovest era delimitata dal Brenta.
  • Feltre, il 15 giugno 1404
  • Nel 1404, alla morte del duca di Milano Gian Galeazzo Visconti, Feltre, non potendosi più difendere da sola dalle mire dei Carraresi, preferì seguire l’esempio di Vicenza e sottomettersi al dominio della Repubblica di Venezia (fatto tuttora ricordato con il palio locale). L’età veneziana assicurò ai feltrini, salvo qualche breve parentesi, uno stato di pace e di prosperità. Tuttavia nel 1509, nel corso della guerra cambraica, la città fu quasi interamente distrutta dalle truppe dell’imperatore Massimiliano Iche, a capo della Lega di Cambrai, scese in Italia per combattere la Serenissima. Al termine del conflitto, dopo quello che è ancor oggi ricordato come “l’Eccidio di Feltre”, la ricostruzione trasformò Feltre in un unicum architettonico ed urbanistico, ben delineato dai canoni estetici e culturali del Rinascimento.
  • Sette Comuni dell’Altopiano di Asiago, il 20 febbraio 1405 (1404 m.v.)
  • Il 20 febbraio 1404 secondo il calendario veneto, ma il 1405 secondo l’attuale, la Federazione dei Sette Comuni fece uno spontaneo atto di dedizione alla Repubblica di Venezia governata dal Doge Michele Steno.Patto tra la Repubblica di Venezia e la Federazione dei Sette Comuni del 1404 secondo il calendario veneto (anno 1405 secondo l’attuale calendario)In cambio della fedeltà e della sorveglianza dei confini, la Serenissima permise agli altopianesi la libertà di mantenere i propri statuti di antica autonomia e di praticare costumi che li rendevano diversi dagli abitanti della sottostante pianura. Con questo accordo, la Repubblica promise forniture militari, invio di ufficiali per l’addestramento delle reclute comunigiane, rapporti commerciali particolarmente favorevoli alla Reggenza. I montanari promisero a loro volta di salvaguardare i confini settentrionali con soldati propri, di garantire l’arruolamento di volontari alpigiani nell’esercito regolare di San Marco, di fornire legname per l’Arsenale e carbone vegetale. La Federazione ebbe inoltre il privilegio di nominare da sé i propri Rettori.
  • il Polesine, il 25 marzo 1405
  • Verona, il 24 giugno 1405 (vedi Dedizione di Verona a Venezia)
  • Il 24 giugno 1405 vi fu la dedizione di Verona a Venezia,[44] sotto cui la città godette di un lungo periodo di pace che si perpetuò sino al 1509, quando la Repubblica Veneta venne attaccata dalle potenze della lega di Cambrai. Conclusasi la guerra della Santa Alleanza, ricominciò per Verona un nuovo periodo di pace che sarebbe finito non per la guerra, ma per una malattia devastante: la peste, portata in Italia nel 1630 da soldati tedeschi. La città era piena di corpi che venivano bruciati o gettati nell’Adige per mancanza di spazio. Per la città fu un vero disastro: basti pensare che nel 1626 erano stati censiti 53.333 abitanti, che si erano ridotti a 20.738 alla fine del contagio:[45] morì dunque ben più della metà della popolazione. Il numero di abitanti tornò a un livello simile solo alla fine del Settecento (nel 1793 erano 49.000)
  • Padova, il 22 novembre 1405
  • In seguito a questo assedio la Serenissima decise di dotare la città di una nuova cerchia di mura adatta a resistere all’introduzione dell’artiglieria nelle tecniche di guerra. I lavori iniziarono nel 1513 per andare avanti circa fino alla metà del XVI secolo. Questa cerchia è ancora esistente quasi per intero seppur in diversi stati di conservazione a seconda dei vari tratti. Il suo perimetro è di circa 11 chilometri, con 20 bastioni e 6 porte (sulle 8 originarie). Queste mura sono solitamente denominate “veneziane” o “rinascimental
  • Rovereto, il 23 agosto 1418
  • Più tardi nel tempo, allorché la Repubblica di Venezia estese il suo dominio fino alla Valle Lagarina mantenendolo per quasi un secolo, dal 1416 fino al 1509, Rovereto si trasformò in una ben munita piazzaforte strategica di frontiera. La Serenissima vi mandò nel 1425 i suoi architetti (il Malipiero e il Basadonna sono ricordati ancora oggi nei nomi dei torrioni che eressero), ne rafforzò e ampliò le strutture militari di difesa: il castello castrobarcense e la cerchia delle mura. Rovereto perse con Venezia la sua caratteristica di borgo medievale per acquisire quelle di una città, centro economico pulsante di vita e sempre più affollata di mercanti, industriosi artigiani locali, ma anche veneti e lombardi, medici, notai, gabellieri, gastaldi mentre nel contesto urbano si moltiplicavano le botteghe, le taverne, gli ospizi per i viandanti, chiese e conventi. Decisivo per suscitare lo sviluppo economico di Rovereto fu l’atto decretato nel 1417 dalla Serenissima Repubblica di Venezia, grazie al quale la città di Rovereto avrebbe goduto della “esenzione dal dazio di consumo” a beneficio della “attività tessile”.[11] Questo atto lungimirante di politica daziaria della Serenissima incentivò da allora gli investimenti in attività artigianali ed industriali, premiando le iniziative imprenditoriali, favorendo le trasformazioni di capitali terriero e gli investimenti dei possidenti locali e forestieri.L’esenzione dai dazi di consumo fu rinnovata poi il 3 novembre 1510 con diploma di Massimiliano I, dopo che, a conclusione della guerra contro Venezia ordita dalla Lega di Cambrai e della sconfitta veneziana alla Battaglia di Agnadello, Rovereto venne occupata dall’esercito imperiale. Massimiliano I confermò i privilegi e gli Statuti ai “fedeli consoli e cittadini e alla comunità della città di Rovereto”, confermandone il rango di città.[12]
  • Patria del Friuli, il 19 giugno 1420
  • Uscito gravemente indebolito dopo la guerra tra Repubblica di Venezia e regno d’Ungheria (14111413), nel 1420 il patriarcato venne invaso dalle truppe veneziane e, resi nulli i tentativi di riconquista del patriarca Ludovico di Teck, i territori dell’ormai ex-principato ecclesiastico passarono sotto il dominio della Repubblica di Venezia, che li incorporò mantenendo per essi il nome di Patria del Friuli, quali entità autonoma nel corpo dei suoi Domini di Terraferma. Nel 1445 papa Eugenio IV riconobbe ai patriarchi la sola signoria di Aquileia, ormai ridotta a misero villaggio, finché anch’essa nel 1509 fu conquistata dagli Asburgo, facendo cessare di fatto il potere temporale dei suoi patriarchi, che per un certo periodo di tempo[non chiaro] rimasero signori di CodroipoSan Daniele e San Vito.
  • La Carnia, il 16 luglio 1420
  • l Patriarcato di Aquileia continuò ad esistere fino al 1751 esclusivamente nella sua forma ecclesiastica, retto da patriarchi veneti. Nel corso dei secoli XV e XVI la Carnia, assieme al Friuli sottostante, venne ripetutamente razziata dalle armate irregolari turche (in realtà si trattava probabilmente di bosniaci), utilizzate dall’Impero ottomano per tenere una spina nel fianco alla Serenissima con incursioni quasi annuali in una terra che, pur scarsamente difesa poiché considerata quasi colonia da Venezia, rientrava pur sempre nei territori della Repubblica. In questo contesto avvenne la battaglia del Cason di Lanza (1478) in cui le popolazioni locali affrontarono e sconfissero gli incursori turchi in uno dei pochi episodi di resistenza organizzata del periodo.
  • Il Cadore, il 31 luglio 1420
  • Alla caduta del potere temporale dei Patriarchi, i Cadorini, dopo aver chiesto ed ottenuto di sciogliere formalmente il giuramento di fedeltà al Patriarcato di Aquileia, nel 1420 votarono all’unanimità la loro dedizione alla Serenissima, con il massimo consenso di tutto il popolo cadorino[10]. La Comunità Cadorina ottenne in cambio un’ampia autonomia amministrativa (reggimento del Cadore) che gestiva attraverso le forme autoctone di governo previste dagli Statuti cadorini. A partire da quell’epoca le condizioni materiali, morali e civili dei cadorini, che non erano brillanti, cominciarono lentamente a migliorare ed il savio governo della Repubblica Veneta trattò sempre con grande benevolenza il popolo cadorino. I cadorini non mancarono di riconoscenza, offrendo a Venezia il legname che occorreva ai suoi bisogni donandole, nel 1462, il grande bosco di Sommadida, detto poi di San Marco, dal quale la Serenissima trasse le antenne ed il legname per le sue navi[10]. E sempre i cadorini combatterono valorosamente contro le ripetute incursioni austriache esercitando quel ruolo di difensori delle terre venete descritto come “extremus Venetorum ager”, che anche nell’antichità (all’epoca dei veneti antichi) avevano sostenuto.
  • Crema e il Cremasco, il 16 settembre 1449
  • A partire dal 1449 il territorio cremasco venne a far parte della Repubblica di Venezia, costituendo una quasi-exclave compresa nel Ducato di Milano; una strada fortificata e presidiata, detta “la Steccata” lo collegava al territorio bergamasco tra Castel Gabbiano e Sola.[8]
    Carta (sbagliata) dell’Italia del Nord, anno 1796. In realtà il Cremasco e il Bergamasco confinavano, seppur per solo un miglio.

    La Diocesi di Crema venne eretta nel 1580. I suoi confini coincidono con quelli dell’antico territorio cremasco formatosi nei secoli XIXII come libero comune di Crema. In periodo veneziano la rappresentanza del Territorio era affidata ad un consiglio composto da un rappresentante per comune, che eleggeva quattro sindaci, uno per porta, cui era affidato il governo provinciale. A metà Settecento, solo i 28 principali comuni avevano mantenuto il diritto ad eleggere il proprio consigliere territoriale.[9]

  • Brescia, il 20 novembre 1426
  • Proclamatosi comune autonomo già nel XII secolo, finì sotto la dominazione visconteae poi si diede, con la dedizione del 24 novembre 1426, ai Domini di Terraferma della Repubblica di Venezia e ne rimarrà legata fino alla fine.
  • Bergamo, il 9 maggio 1427
  • Dal 1428 Bergamo entra a far parte dei domini della Repubblica di Venezia. I veneziani ricostruiscono la città vecchia, erigendo possenti mura difensive. Il dominio veneto continua fino all’epoca napoleonica quando, dopo la breve esperienza della Repubblica Bergamasca, della Repubblica Cisalpina e del Regno d’Italia, con la Restaurazione Bergamo cade nella sfera
  • Ravenna, il 20 marzo 1441
  • La signoria dei Da Polenta durò fino al 1441 anno in cui il controllo della città passò sotto il dominio veneziano. I veneziani governarono Ravenna fino al 1509, e in questo periodo nel centro cittadino vennero edificati diversi palazzi in stile veneziano e fu costruita la Rocca Brancaleone.
  • Gorizia, il 10 maggio 1508
  • Ogni tentativo veneziano di impadronirsi della città, anche mediante la forza, risulterà tuttavia vano. Solo fra l’aprile del 1508e l’agosto del 1509 l’esercito di Venezia, allora in guerra anche contro Luigi XII di Francia, riuscì ad occupare la parte bassa della città, ma non il suo castello, e pochi mesi dopo, in seguito alla disastrosa sconfitta di Agnadello ad opera delle armi francesi, la forza d’occupazione veneta fu costretta ad abbandonare la città.
  • Adria, il 18 dicembre 1509
  • Adria rimase indipendente rispetto all’espansione dello stato da tera veneziano, fino a concedersi spontaneamente a Venezia all’inizio del ‘500, quando Adria era ormai declinata ad un piccolo villaggio in mezzo a una palude malarica.[7]